Inattività

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Percentuale delle persone inattive in età da lavoro (15-64 anni).

Nel corso degli anni di crisi si è assistito ad un aumento della quota di popolazione che partecipa al mercato del lavoro piemontese così come nelle altre regioni del Nord.
Nel 2020 si misura un'inversione di tendenza: il tasso di inattività piemontese raggiunge il 30,4% della popolazione in età da lavoro e coinvolge in particolar modo le donne (36,1%). Le limitazioni legate al periodo di lockdown hanno reso più difficile intraprendere azioni attive di ricerca, o comunque rendersi disponibile a lavorare, per effetto dei maggiori carichi familiari (soprattutto per le donne con figli a seguito della chiusura delle scuole), della mancata attività di molti settori produttivi e delle forti limitazioni negli spostamenti. Pertanto, anche chi cercava attivamente lavoro prima dell'inizio del lockdown, a seguito dell’emergenza sanitaria in molti casi ha smesso di cercare. Tale popolazione assume nel 2020 una connotazione differente proprio perché la mancata ricerca e l’immediata disponibilità a iniziare un lavoro, date le cause di forza maggiore, non costituiscono necessariamente un mancato interesse a lavorare. Si configura dunque come un’anomalia dovuta all’eccezionalità dell’emergenza in corso che ha spostato gli individui non occupati da una condizione di attività (disoccupati) a una di inattività imposta dagli eventi. Nel 2021, l’allentamento delle misure restrittive imposte dal governo per contrastare la pandemia ha prodotto la diminuzione degli inattivi, che scendono a 29,7%, che in parte sono tornati a lavorare grazie alla ripresa dell’occupazione e in parte sono diventati disoccupati perché hanno ricominciato a cercare attivamente un lavoro.
Nella maggiorparte delle province piemontesi il tasso è ugualmente in diminuzione: Asti, VCO ed Alessanria mostrano l'andamento più positivo. Biella e Novara diversamente dal trend regionale, mostrano lievi incrementi.  

ISTAT, Indagine sulle forze di lavoro per le regioni e province italiane
EUROSTAT, elaborazione su dati dall'indagine UE sulle Forze lavoro (LFS), per le regioni straniere

Il Regolamento (UE) 2019/1700 del Parlamento europeo e del Consiglio, che si applica a decorrere dal 1° gennaio 2021, ha stabilito requisiti più dettagliati e vincolanti per le statistiche europee su persone e famiglie basate su dati a livello individuale ottenuti su campioni, con l’obiettivo di migliorarne l’armonizzazione. Pertanto, a partire dal 2021 la nuova rilevazione Forze di lavoro ha recepito le indicazioni del Regolamento, introducendo cambiamenti nelle definizioni di famiglia e occupato e utilizzando un nuovo questionario. Per rendere confrontabili le nuove stime rispetto ai dati riferiti agli anni passati l'Istat ha provveduto a ricostruire le serie storiche dei principali indicatori del mercato del lavoro a partire dal 2004.

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